Secondo le credenze popolari, una malattia provocata dal morso della tarantola. Tale malattia si manifestava soprattutto durante i mesi estivi provocando uno stato di malessere generale con veri stati di catalessi nei quali la musica, i colori, la danza rappresentavano i cardini della terapia costituendo un vero e proprio esorcismo musicale cromatico e coreutico.
Si tratta di un fenomeno che si è conservato fino ai nostri giorni, in un contesto considerato pienamente acquisito alla civiltà occidentale ma che con il mutare delle condizioni socio culturali si è modificato.
Il tarantismo, come è stato conosciuto e studiato, si è concluso, perché è conclusa la credenza nel fatto che la tarantola pizzichi e provochi una malattia. Quello che oggi bisogna fare è individuare le radici uniche ancora vitali delle vecchie culture, cogliere i tratti essenziali che ne sopravvivono e tener conto di come si sono trasformate e come potrebbero trasformarsi. Anche se oggi i giovani non hanno contatto diretto con il lavoro duro dei campi, il tarantismo o la lamentazione funebre, non per questo sentono meno il peso della sofferenza e della malinconia che ha prodotto la maggior parte dei nostri canti, ed alcuni di loro hanno un disagio esistenziale certamente non inferiore a quello che colpiva le tarantate di anni fa.
I nuovi tarantati non sono posseduti da niente e da nessuno e ugualmente, in cerca di un loro dio, si radunano a centinaia, prendono il tamburo, ballano, cantano e cercano di entrare in una trance dove non si è malati e non ci si sente malati. La cultura che c'è dietro questi fenomeni è completamente diversa da quella di possessione perché non è considerata una malattia, non va curata, non c'è da vergognarsi. |
Donna sotto l'effetto del morso della Taranta
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