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Difficile spiegare la varietà dei dolci salentini. Si tratta di dolci antichissimi, capolavori di gusto preparati da mani sapienti e laboriose come quelle delle monache le più adatte a questi tipi di preparazioni perché operose e perfezioniste.
Molti di quelli che oggi vengono considerati dei dolci poveri sono dei veri ingegni di gusto, caratterizzati da un equilibrio organolettico perfetto, nutritivi e come tutti i dolci un po' calorici.
Gli ingredienti sono sempre semplici, genuini, principalmente a base di frutti della terra coltivati con metodi naturali e senza impiego di pesticidi o altro.
Tra i vari frutti ricordiamo i fichi d'india, i frutti simbolo del Salento. Coltivati in ogni angolo, fioriscono con colorazioni calde e lussureggianti abbellendo le estati. Pur non essendo una pianta originaria di queste terre, il fico d'india si è acclimatizzato perfettamente in queste zone tanto da divenire uno dei simboli del salento.
L'abitudine di conservare la neve invernale nelle "neviere" durante l'inverso si trasformava in una vera risorsa durante l'estate. La neve si trasformava in cubi di ghiaccio, utilizzato prevalentemente per la produzione di sorbetti, in un primo momento al gusto di frutta, poi anche al gusto di mandorla, utilizzando il biancomangiare. Solo in tempi "più recenti" si è impiegato anche il latte dando il via ad una ampia produzione di gelati artigianali. È così che nasce lo spumone, gelato pressato nei caratteristici contenitori di zinco per conferirgli quella forma tronco-conica, conosciuti un po' in tutta Italia.
Ai maestri gelatieri salentini sembra che sia imputabile anche l'ideazione del primo cono gelato in cialda, creato da Napoli Leone, un archimede di Nardò.
Sfogliate le ricette più dolci che il salento vi mette a disposizione.














